Il blog di Transadriatico
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MUORT’U CRIATURE, NUN SIMME CCHIÙ CUMPARE

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In questi giorni difficili abbiamo sentito più volte frasi incoraggianti del tipo: “ce la faremo”, “l’Italia ne verrà fuori” ecc.

Milioni di italiani intanto sono stato costretti a stare a casa, migliaia di attività a fermarsi, mentre altri, come gli operatori sanitari, le Forze dell’Ordine, gli autotrasportatori non hanno potuto sottrarsi al lavoro. Pensate appunto ai camionisti che garantiscono i rifornimenti di alimentari, farmaci, carburanti, materiali per l’industria pesante che non può fermarsi, ecc.

            Costretti a stare a casa e obbligati al lavoro:  due facce dello stesso sacrificio fatto per proteggere e  tenere in vita il Paese.

Ma rischia di più chi è dovuto salire sul camion per entrare anche nelle zone rosse e continuare a farlo dopo che l’intera Italia è entrata in coprifuoco: non conosce le condizioni del sito in cui scenderà dal camion per caricare/scaricare né con chi dovrà interfacciarsi. Sa di esporsi al rischio del contagio, sa che spesso i responsabili del  deposito o del sito di scarico non lo agevoleranno e non gli consentiranno nemmeno l’uso dei servizi per lavarsi e che una piccola distrazione nella propria operatività, nell’uso dei dispositivi di protezione, nella normale gestualità, potrebbe compromettere la propria salute, quella della propria famiglia. Magari a casa ci sono bambini, genitori anziani  o parenti immunodepressi.

            Ebbene certo “ce la faremo”, “l’Italia ne verrà fuori” ma lo dovremo a questi uomini.

            Quelli che l’opinione pubblica, la politica e soprattutto i media confinano nel recinto di TIR SELVAGGIO.

Con le loro aziende  sono stati accantonati dal  Mercato, con la complicità delle distratte Istituzioni nazionali e dei colpevoli organismi comunitari. Il Mercato ha scelto il trasportatore dell’Est per ciniche ragioni economiche in barba a sicurezza, regolarità e legalità. Oggi che i trasportatori esteri rifiutano di entrare in Italia, i “nostri” vengono chiamati al ritmo mameliano di “Italia chiamò!”.

Ma sono certo che appena saremo fuori da queste viscide paludi del coronavirus, trasportatori stranieri e committenti ricuciranno i legami  riuscendo a trovare nobili ragioni rispettivamente per i rifiuti e i dietrofront, invocando normative, sensi di responsabilità e policy aziendali, mentre ancora qualcuno dei nostri autisti dovrà aspettare una settimana per terminare la quarantena.

E torneremo alla giostra di sempre, della serie “morto il bambino non siamo più compari”.

Per questo voglio dirlo oggi: Transadriatico e le aziende associate si ricorderanno di questo, come hanno sempre fatto. Se ne ricorderanno nei confronti dei propri autisti e di tutti i colleghi che condividono lo stesso sacrificio e la stessa considerazione.

Dalle emergenze non si esce con le sole procedure e le mascherine,

ma con gli uomini!