Il blog di Transadriatico
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Fonti di alimentazione alternativa: il fumo fa bene!

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Era l’autunno inoltrato del 2006 e ci accingevamo, come al solito in ritardo, ad ordinare i gadget aziendali per le imminenti festività natalizie. Il venditore ci mostrò delle penne in cartone e plastica entrambe riciclate. Ci piacque l’idea e dovendo realizzare dei calendari planner da tavolo, in un funambolico slancio di coerenza, pensammo di realizzarlo in carta riciclata.

Da quel giorno quel pizzico di coerenza che ci accompagnava ci costrinse a fare una riflessione sulla possibilità che le nostre attività, le nostre scelte e le nostre strategie potessero essere mantenute senza sottrarre risorse ed opportunità alla Società, all’ambiente e alle generazioni future.

Forse per la prima volta avevamo scoperto il senso concreto della Sostenibilità.

L’approfondimento di quella riflessione per l’ennesima volta ci accompagnava alla frequente sensazione di stare sempre dalla parte sbagliata della siepe. Infatti, già 15 anni fa risuonavano nell’aria gli obiettivi di decarbonizzazione del Mercato, quindi la progressiva contrazione dei consumi delle merci da noi principalmente trasportate: benzina, gasolio e altri prodotti petroliferi.

Come se non bastasse dopo il settore della produzione di energia, il secondo imputato delle maggiori emissioni inquinanti era già quello del trasporto su gomma.

Pertanto il ragionevole impegno ad orientare l’attività di Transadriatico allo Sviluppo Sostenibile maturava in un terreno duplicemente impervio:

Se hai un’impresa edile puoi decidere di modificare i processi costruttivi, le attrezzature e i materiali, magari puoi convertire la tua azienda alla costruzione di edifici in legno. Se, al contrario, hai un’azienda strutturata che trasporta carburanti puoi intraprendere un percorso di diversificazione ma non potrai interrompere il tuo business, pena la bancarotta e i disagi sociali di lavoratori e indotto.

Ovviamente, nel corso degli anni, il dibattito sulla transizione energetica si è fatto sempre più intenso a partire dagli organismi internazionali fino agli operatori nazionali in un susseguirsi di Risoluzioni Onu, Conferenze, Protocolli (più o meno sottoscritti), Direttive Comunitarie, Leggi e Decreti Nazionali, Leggi Regionali, delibere e ordinanze comunali, policy aziendali e indicazioni di consorti particolarmente zelanti.

In occasione del referendum sul nucleare ho lasciato che questo livello di decisioni rimanesse nelle corde dei milioni di italiani sufficientemente preparati sull’argomento e nelle istituzioni deputate a interpretarne la visione.

Per la stessa ragione non sono in grado di stabilire se le emissioni inquinanti possano essere responsabili del surriscaldamento del pianeta, del resto illustri e prestigiosi scienziati si affannano ad alimentare sull’argomento un contradditorio quotidiano simile a quello sulla dannosità del fumo di sigarette degli anni 70 quando talvolta veniva pubblicato uno studio che dimostrava scientificamente che il fumo non facesse male e addirittura una sigaretta dopo pranzo aiutava a digerire.

E’ certo però che le emissioni di CO2 e inquinanti in genere, definiti GhG acronimo di “green house gases”, sono attribuibili distintamente, oggettivamente e in modo misurabile ad ogni tipo di fonte di energia.

Negli ultimi anni abbiamo assistito in merito alle fonti di alimentazione per la mobilità ad un susseguirsi di interventi e studi che decretavano prima la imminente fine dei carburanti fossili con l’ascesa dell’elettrico e la sua consacrazione nella soluzione più democristiana nell’ibrido. Poi abbiamo scoperto che il diesel di ultima generazione inquina meno dell’elettrico in considerazione delle emissioni derivanti dalla generazione dell’energia per la carica delle batterie e dalla produzione/smaltimento di queste ultime.

Inoltre, a sollevare le sorti dei costruttori di propulsori diesel emerge un’amara certificazione sulla composizione del parco circolante in Europa e soprattutto in Italia dove nel 2018 l’età media del parco di autoveicoli è risultata essere di 11 anni e circa il 20% è di fabbricazione precedente al 2001 con classi Euro 0,1,2,3.

Quindi, un’auto su 5 in Italia immette nell’aria una quantità di monossido di carbonio, idrocarburi, ossidi di azoto e particolato sensibilmente superiore a quelle omologate dal 2001 in poi e fino all’attuale Euro 6d-Temp.

E’ evidente, dunque, che nel dibattito sulla transizione energetica, per lo meno per ciò che riguarda la mobilità, siamo travolti da informazioni contrastanti auspicabilmente non sospinte da interessi di parte.

Del resto le istituzioni nazionali ed europee negli ultimi anni hanno mostrato quanto all’interno del mondo politico sia diffusa la cosiddetta “Sindrome di Penelope”, cioè la propensione dei governanti di mettere in discussione le scelte dei predecessori, sospendendo se non annullando progetti, normative e linee guida intorno alle quali le imprese avevano già definito strategie e piani di investimento a lungo termine.

Basti vedere il caso dell’approvazione del Decreto DAFI, che regolamenta lo sviluppo delle infrastrutture per la diffusione dei carburanti alternativi. E’ stato sufficiente emettere una normativa che restituisse un minimo di stabilità al mercato di riferimento anche in termini di incentivi e regime accise, che nel giro di un paio di anni l’Italia è diventata il primo paese per numero di distributori di LNG con più del 25% delle stazioni di servizio della Comunità Europea. Questo dato è ulteriormente rilevante se pensiamo che in Italia non esistono ancora depositi costieri per lo stoccaggio e il carico del prodotto, i cosiddetti “Small Scale LNG”.

Ebbene in questo contesto di confusione e precarietà di orizzonti non ci resta che confrontarci con le nostre coscienze e definire le strategie aziendali tenendo conto della sostenibilità complessiva del business intesa come economica, ambientale e sociale.

In questa multi-direzionalità dell’impegno non si poteva escludere la previsione di effettuare servizi di trasporto per aziende impegnate a distribuire carburanti alternativi ed ecologicamente avanzati, come nel caso del trasporto dell’LNG e addirittura del distributore di BIoMetano, prodotto dalle biomasse, recentemente realizzato a Ravenna.

Non vorrei dover recuperare qualche studio degli anni 70 e incominciare a fumare in età avanzata!!!

Il Presidente – Natalino Mori